Il cammino di San Romualdo

Nella ricerca continua, inquieta e mai completamente appagata di pace, silenzio, di una vita di preghiera, San Romualdo andò attraverso l’Italia e l’Europa.
Da Ravenna, sua città natale, dall’Abbazia di Sant’Apollinare in Classe dove a 20 anni si fece monaco e dove fu abate, dalle valli a Nord della città, spesso si mosse in direzione dei valichi dell’Appennino.

Fu più volte a Biforco, oggi San Benedetto in Alpe, dove ancora oggi sono tanti i segni di presenze eremitiche; anni dopo si fermò in una radura presso una sorgente circondata da una fitta foresta dove, secondo la tradizione, nel 1012 eresse alcune semplici celle, il primo nucleo dell’Eremo di Camaldoli.
Il Santo cercava una solitudine semplice, lontana dal mondo.
Nelle regioni dell’Appennino trovò una risposta alla sua esigenza di ascesi e contemplazione.
È impossibile conoscere le tappe precise del suo cammino dopo mille anni perché la topografia dei luoghi è cambiata e troppo è stato distrutto. Tuttavia, insieme a Trail Romagna, abbiamo costruito un itinerario che non dovrebbe discostarsi troppo dai percorsi che può avere seguito il Santo. Lo abbiamo fatto basandoci su alcuni criteri fondamentali: tenendo presenti i luoghi camaldolesi che si trovano ancora sul territorio, anche se di fondazione successiva a San Romualdo; facendo tesoro dei pochi punti fermi indicati da San Pier Damiani che di San Romualdo ha scritto la biografia e degli scritti di Giovanni da Lodi, a sua volta biografo di San Pier Damiani; tenento conto delle caratteristiche della viabilità nel medioevo che nella nostra pianura bassa e spesso allagata correva alta sugli argini dei fiumi e in montagna prediligeva i percorsi di crinale per evitare i fondovalle acquitrinosi e più insicuri.
Sappiamo che San Romualdo intorno al 1001, lasciando il ravennate che fino ad allora era stato il centro della sua attività, non più appagato dalle solitudini delle valli, andò cercando il suo personale “deserto” dove ritrovare altri silenzi nei boschi delle montagne.
Noi, per raggiungere Camaldoli, percorreremo mulattiere a volte anche lastricate calcate da sempre da pellegrini, pastori e boscaioli e sentieri appena visibili sotto il letto di foglie in cui i passi affondano.
Con frequenti saliscendi, supereremo torrenti, risaliremo i fianchi delle montagne, percorreremo crinali; ascolteremo i suoni e i
silenzi della natura.

Cinque di queste tappe si snoderanno all’interno del Parco delle Foreste Casentinesi in un territorio straordinario per la vastità e l’imponenza delle foreste che lo ricoprono (querce, castagni, abeti, larici, per ricordare solo i più maestosi), ricco di antiche testimonianze religiose; luoghi solenni nella loro semplicità.
Un viaggio della mente, del cuore, dei sensi, di tutti i sensi, un percorso che privilegia la sacralità dei luoghi e degli ambienti.
Le prime tappe in pianura saranno le più dure, ma poi ci accoglieranno le prime colline, nuovi spazi, e i nostri occhi scopriranno aperture ad ogni curva.
Il nostro cammino sarà un’ascesa e non solo in senso fisico: ognuno ne dovrà scoprire il senso dentro di sé. Viene in mente l’affresco del soffitto del refettorio della Classense in cui alcuni monaci salgono una scala che porta in Paradiso ciascuno con le proprie modalità, qualcuno con entusiasmo, altri con incertezze.
Anche noi saliremo, ognuno avrà la propria motivazione, ma ci sarà una comune esigenza spirituale: il bisogno di ritrovare se stessi in un lungo contatto con la natura in luoghi carichi di spiritualità.